
Vangelo secondo San Giovanni 8,1-11:
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Accusatori davanti allo specchio
Luis CASASUS Presidente delle Missionarie e dei Missionari Identes
Roma, 6 aprile 2025 | Domenica V di Quaresima
Isaia 43, 16-21; Filippesi 3, 8-14; Giovanni 8, 1-11
Chi lo sà? Forse, la donna adultera che oggi viene portata davanti a Gesù, desiderava, paradossalmente, salvare il suo matrimonio, perché sapeva che il fatto di non avere figli presupponeva un motivo per essere ripudiata, come in molte legislazioni antiche.
Oppure poteva essere che qualcuno l’avesse sedotta, in un momento in cui lei non poteva sopportare l’angoscia o il maltrattamento. La realtà è che la sua azione l’aveva portata sull’orlo della morte, a causa dell’intervento di una massa di gente a cui niente interessava della sua vita; volevano che fosse un mero strumento per screditare il giovane Maestro.
In realtà, la testimonianza di perdono di Cristo comincia prima dell’angosciosa scena della povera donna. Nelle prime righe del Vangelo di oggi, leggiamo che Gesù si trovava a insegnare nel Tempio e, in mezzo al suo atto di magistero, si vede interrotto da coloro che lo invidiano e lo odiano. Ma Lui li accontenta e li ascolta.
Questa può essere la prima lezione per comprendere e imitare la misericordia che Cristo visse in ogni momento. Quando parliamo di perdono, normalmente pensiamo a gravi offese, a mancanze o difetti deplorevoli. Ma tutto comincia col perdonare piccole cose, come può essere un’interruzione, dimenticare un anniversario o un momento di rabbia.
Questo è vero a livello emozionale, specialmente nella vita spirituale. Per questo motivo una mamma fa in modo che i suoi due figli si diano un abbraccio, dopo avere litigato per il pezzo più grande di torta gelato (devo confessare che questo è un mio caso personale). Ma si compie anche la promessa di Cristo: se siamo capaci di perdonare le piccole cose, riceveremo la grazia per fare la stessa cosa in temi più gravi, molto seri, che ci farebbero perdere la pazienza. Questo ci fa capire perché la Provvidenza ci prepara affinché sappiamo dare testimonianza di un amore caratterizzato dalla misericordia, di cui tutti abbiamo necessità in ogni momento, e questo è ciò che riceviamo da Dio Padre quando facciamo male qualcosa che è poco importante o, al contrario, essenziale, come offendere o ignorare il prossimo.
Benché quella che abbiamo sentito nel Vangelo NON SIA una parabola, mi piacerebbe illustrarla e confermarla con una piccola storia che ci ricorda l’importanza del perdono delle piccole cose.
Due fratelli camminavano insieme attraverso un sentiero polveroso. Mentre parlavano, il più giovane, Samuele, si sentì offeso per un commento casuale di suo fratello. Benché il commento non fosse grave, il minore lo prese come una mancanza di rispetto e passò il resto della strada in silenzio, col cuore carico di risentimento.
Arrivando a casa, suo padre li vide e domandò:
– Samuele, sembri preoccupato. Che cosa succede?
Samuele spiegò ciò che era successo, sperando che il padre rimproverasse suo fratello. Ma il padre sorrise e disse:
– Quando il vento soffia e muove le foglie di un albero, l’albero si arrabbia?
– No, papà – rispose Samuele.
– Allora, perché permetti che una semplice brezza turbi la pace del tuo cuore? Le piccole offese sono come il vento: vengono e vanno via. Se le trattieni, fai danno solo a te stesso. Impara a lasciarle passare come fanno le foglie con l’aria.
— ooOoo—
Quando perdoniamo, tutto il nostro essere si mette in movimento. I nostri ricordi, sogni, gioie e tristezze vanno ad occupare il posto che corrisponde loro, lo spazio giusto nel cuore. Ugualmente, l’essere coscienti di essere stati perdonati e di continuare a ricevere il perdono, ci rende veramente felici. A questo ci esorta la Prima Lettura di oggi:
Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche: Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa. Le bestie dei campi, gli sciacalli e gli struzzi, mi glorificheranno, perché avrò dato l’acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dar da bere al mio popolo, al mio eletto. Il popolo che mi sono formato proclamerà le mie lodi.
Un buon amico, parlando della sua sposa, mi diceva: Non mi spiego come possa amarmi, poichè non sono nè intelligente, né troppo sensibile; non capisco come possa avere tanta pazienza con me, come sopporta le mie manie… Il mio amico non era capace di comprendere il perdono ricevuto. Nessuno di noi lo è; è qualcosa più grande delle nostre ragioni o delle nostre esperienze. San Paolo scrive ai Filippesi 4, 7 “E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.
Il perdono è la pietra angolare di qualunque relazione, affettiva, educativa o di altro tipo. Diamo per scontato che gli altri vedano – o dovrebbero vedere – la vita come la vediamo noi. Tuttavia, ci sono tante percezioni e forme di sensibilità quante persone in questo mondo. E, in questo modo, la nostra mancanza di comprensione delle emozioni e dei sentimenti degli altri crea brecce sotto forma di mancanza di comunicazione, ira, allontanamento e disconnessione emozionale. Tuttavia, abbracciarci al perdono aiuterà a salvare quelle brecce.
Il perdono è proprio di persone realiste e mature, tanto psicologicamente come spiritualmente. Significa sapere accogliere la contrarietà che qualcuno può produrmi, per diverse ragioni, in modo cosciente o inconsciamente. Una donna che soffrì in modo spaventoso durante la sua infanzia e nella sua prima gioventù, concludeva: il perdono inizia quando si rinuncia alla speranza che il passato avrebbe potuto essere diverso. Il perdono esige l’accettare ciò che è accaduto così com’è accaduto, piuttosto che pensare a quello che sarebbe potuto o dovuto accadere.
Perfino, se tocca a noi, in qualche modo, giudicare gli altri, perché dobbiamo correggerli o imporre loro un’eventuale pena, dobbiamo avere molto presente la nostra condizione personale di peccatori, di servi inutili.
Mosé Maimónide (1135-1204), il filosofo ebreo più noto del Medioevo, scrisse:
Gli uomini saggi dell’antichità erano estremamente riluttanti a essere nominati [giudici]. Evitavano di sedersi nel tribunale a meno che non fossero sicuri che non c’era nessuno più qualificato di loro e che il sistema giudiziario sarebbe fallito se loro non prestavano servizio. Perfino allora, si sedevano in tribunale solo quando la comunità e gli anziani facevano pressioni su di loro, supplicandoli di accettare la nomina.
Che cosa scrisse Gesù chinandosi a terra davanti alla donna adultera? Una volta San Geronimo suggerì che scrisse i peccati degli accusatori, il che non sembra molto verosimile. Tuttavia, è ben documentata l’abitudine tra i paesi semitici di scarabocchiare per terra mentre si pensa o si vuole alleggerire la tensione o controllare l’irritazione davanti ad un altro che fa domande assurde o provocatorie.
Alcuni credono così che Gesù scrisse i peccati di coloro che volevano lapidare la donna, e questo spiegherebbe perché si ritirarono uno ad uno. Oppure che, basandosi su Geremía 17,13 (Quelli che si allontanano da me saranno iscritti sulla polvere), può darsi che scrivesse i nomi dei farisei presenti, come un atto di giudizio. Altri suggeriscono che Gesù aveva potuto scrivere passaggi della Legge, ricordando la misericordia e la giustizia di Dio. C’è chi disse che Cristo scrisse il nome della donna, per dimostrare che la sua identità non era quella di “adultera” o “flagrante trasgressore della Legge”. Naturalmente, questo momento ci produce una curiosità irresistibile, in quanto fu l’unica volta che Gesù scrisse qualcosa.
Dato che la Scrittura non lo rivela, l’importante del passaggio è il messaggio di grazia e perdono di Gesù: “Colui che è senza peccato scagli la prima pietra”. Fu un modo geniale di portare la pace, in primo luogo, evitando la violenza e la morte, ma, inoltre, provocando una confessione implicita da parte di coloro erano disposti a lapidare quella donna.
Senza dubbio, lo sguardo di Cristo alla povera donna fu un’iniezione di speranza. Il Maestro riconosce e l’avvisa che ha operato male, che ha commesso una colpa e ha prodotto uno scandalo. Ma le dice:“D’ora in poi non peccare più”. Se lo dice il Maestro, che mi ha appena perdonato, è perché sarà possibile. È perché non mi abbandonerà. Continuerà a guardarmi con misericordia. Ora, benché sia sicuro che domani ritornerò a peccare, sò che avrò occasione di chiedere perdono, di guardarlo e che mi guardi un’altra volta, come facciamo nell’Eucaristia, riconoscendo le nostre mancanze di pensiero, parola, opera ed omissione… anche se non le ricordiamo tutte. Ma il celebrante alza il Corpo di Cristo affinché lo guardiamo come, senza dubbio, lo guardò la donna che stava per essere lapidata. Per questo motivo la nostra speranza non muore. Per questo motivo, come lei, anche noi possiamo rinnovare il nostro pentimento.
Nell’essere coscienti del perdono divino, in particolare attraverso la confessione, quella che normalmente chiamiamo “fiducia in Dio” si va trasformando in vera speranza. Questo è un lavoro dello Spirito Santo. Oltre a sentire la liberazione dal peso del mio peccato, l’essenziale è comprovare che Cristo trova sempre il modo di continuare a camminare al mio fianco, di invitarmi a condividere il suo anelito e la sua aspirazione, per molto indegno che io sia. Questa è la forma di perdono che tu ed io dovremmo imitare come cristiani. Nel caso della donna adultera, Gesù utilizza la vicinanza fisica, il chinarsi e mettersi all’altezza di colei che era disprezzata e minacciata, perchè possa sentire la sua vicinanza consolatrice.
Dice San Matteo (6, 14-15): “Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Il senso di questa frase che ripetiamo nel Padre Nostro, non è una minaccia, non è che Dio ci punirà negandoci il suo perdono, ma, non avendo noi voluto perdonare, non siamo pronti ad accogliere il perdono che cerca di darci.
Questa pagina del Vangelo di oggi non lascia tranquilli coloro che continuano a reclamare il diritto, dalla fortezza inespugnabile della loro rispettabilità, di lanciare pietre non più con le mani, bensì diffamando, isolando, pronunciando giudizi duri, alimentando la sfiducia, diffondendo mormorazioni e critiche. Gesù non tollera nessuno che lanci queste pietre dolorose e crudeli contro coloro che si sforzano con difficoltà, piegati sotto il peso dei loro errori.
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Nei Sacri Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe,
Luis Casasus
Presidente